Incontrarsi, annusarsi, piacersi.
...ma l'incontro diretto rimarrà sempre e comunque un momento decisivo.
Al di là di ogni attività “mediatica”, l’incontro diretto, fisico, da umano a umano, rimane e rimarrà sempre, per fortuna, un momento ineliminabile in qualsiasi strategia di comunicazione.
Anche se viviamo in un’era virtuale siamo e rimarremo sempre dei mammiferi e “annusarci” ci permette di capire molte cose altrimenti impossibili.
Al e Laura Ries in The fall of the advertising and the rise of PR sostengono, infatti, che più che alla pubblicità, il successo di una marca è dovuto alla sua capacità di sviluppare relazioni pubbliche.
Come nell’ufficio stampa oggi meglio definibile “strategia dei contenuti”, la mediazione degi
stakeholder aumenta e legittima il valore del messaggio superando il punto debole dell’adv, ossia l’autoreferenzialità e la mancanza di dialogo con il proprio mercato, implicita nello strumento stesso che è e rimane “unidirezionale”.
Al contrario delle PR che per essenza sono bidirezionali.
Viviamo ancora, infatti, in un’era dominata dalla comunicazione “push” nella quale si spingono i messaggi verso il mercato senza aver organizzato e previsto alcuna possibilità o canale di risposta.
Questo atteggiamento genera una saturazione e l’impossibilità di instaurare un dialogo effettivo.
Il marketing conversazionale, reso oggi possibile dallo sviluppo del web e dei social network, spalanca le porte a questa opportunità.
Un modello “pull” di relazione si fonda proprio sul valore della relazione e, pur se rimangono centrali i valori dell’intermediazione del giornalista e degli opinion leaders, si affida sempre più all’infinità di relazioni, appunto, ottenibili da un efficace ascolto e dialogo con la rete: il nostro mercato.
E’ evidente, a questo punto, come web marketing, strategia dei contenuti, relazioni media, pubbliche relazioni si entreccino e amalgamino in un unico sforzo direzionale.
Che, a differenza del passato, sarà molto più incentrato sull’ascolto (pull) che sulla nostra emissione di messaggi (push).
Una rapida suddivisione tipologica (purtroppo sempre un po’ schematica) delle PR:
attività di PA o Public Affairs,
ossia le relazioni con il mondo
istituzionale, Ministeri, Enti,
Università, Associazioni... per
portare l’azienda a divenire un
importante punto di riferimento,
un interlocutore stimato e ascoltato
nel difficile processo
normativo/legislativo e nelle più
importanti attività culturali.
Naturalmente su temi di interesse
sociale ed etico “incrociati” al
proprio business.
Attività territoriale di incontro
diretto con i target della propria
filiera di mercato.
In un’epoca in cui le fiere stan
perdendo sempre più il loro ruolo
originale di insostituibile luogo di
incontro (ed anche di affari), vuoi
per i costi crescenti, talvolta
insostenibili, vuoi per molti altri
fattori, una minuziosa, capillare e
costante attività di incontro territoriale diretto con i clienti, o
potenziali tali, spesso porta all’ottenimento di risultati migliori,
più duraturi ed a costi notevolmente
inferiori.
Meeting interni, ossia tutte le
attività rivolte alla propria struttura,
commerciale e non, che coniugano
obiettivi di gioco di squadra e di coesione interna al prestigio
istituzionale.
I cosiddetti eventi ossia tutte le
attività caratterizzate da spettacolarità e memorabilità.
Tempo addietro assunsero la
caratteristica di attività
estremamente costose e talvolta
anche assolutamente inutili. In una
logica di lucida finalizzazione commerciale possono invece
condurre ad ottimi risultati purché
attentamente costruiti con un sano
rapporto “costi/benefici”.
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